«Si possono fornire un minimo di 2.800 calorie pro capite al giorno a circa 12 miliardi di persone a fronte dei 6,2 miliardi di essere umani che vivono sul pianeta». E a ricordarci quanta strada dobbiamo ancora percorrere prima di cancellare per sempre fame e povertà saranno in questi giorni due appuntamenti delle Nazioni Unite.
Oggi al palazzo della Fao a Roma si celebra la «Giornata mondiale dell’alimentazione» mentre domani, presso il Palazzo di Vetro a New York, verrà commemorata la giornata mondiale della povertà indetta dall’Onu: due grandi capitali in prima linea contro lo stesso nemico.
Ma a tre anni dal «Millennium Development Goals», sottoscritto nel settembre 2000 con cui ben 189 capi di Stato e di governo si impegnarono a ridurre e a sradicare la povertà estrema, le ineguaglianze e le malattie del mondo entro il 2015 (dimezzando entro la stessa data sia la percentuale delle persone che vivono con meno di un dollaro al giorno sia quella delle persone afflitte dalla fame) la strada resta tutta in salita.
Ottocentoquaranta milioni di persone nel mondo continuano infatti a soffrire la fame (800 milioni nei Paesi in via di sviluppo, 40 in quelli industrializzati): «trenta milioni in più rispetto al 2001» ha ammonito ieri a Ginevra il relatore speciale delle Nazioni Unite per il Diritto all’Alimentazione, Jean Ziegler, convinto che «l’obiettivo della comunità internazionale di dimezzare il numero delle persone sottoalimentate entro il 2015 non verrà raggiunto». Inoltre, 24.000 persone muoiono ogni giorno di malnutrizione. Una piaga che falcia soprattutto i più piccoli: ogni 7 secondi un bambino muore per malattie legate alla mancanza di cibo. Nell’Asia meridionale una persona su quattro soffre la fame e nell’Africa subsahariana la proporzione è di ben uno su tre.
«È la crisi peggiore nei nostri 40 anni di vita - ha detto ieri un portavoce della Fao - lanciamo un appello per raccogliere 600 milioni di dollari in contributi per arrivare ai 4.3 miliardi che ci servono per sfamare quasi 110 milioni di persone entro la fine del 2003».
«Non è una fatalità, non c’è alcuna legge della natura che spieghi questo massacro quotidiano - denuncia Jean Ziegler - le multinazionali private hanno un ruolo essenziale nella non realizzazione del diritto all’alimentazione un bambino che muore di fame viene assassinato dall’ordine del mondo».
Un ordine dove la povertà resta un dramma di proporzioni colossali. Basti pensare che due miliardi e ottocento milioni di persone - la metà di tutta la popolazione globale - vivono con meno di due dollari al giorno, cioè sono sotto il reddito minimo fissato dalla Banca Mondiale come limite della sopravvivenza di un uomo. Negli Usa il divario tra ricchi e poveri è più che raddoppiato dal 1979 al 2000. Secondo il Congressional Budget Office l’1% dei ricchi americani (2.8 milioni di cittadini) hanno più soldi da spendere del 40% dei loro compatrioti meno abbienti: 110 milioni di persone.
Alessandra Farkas