| Gino Strada |
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Intervista a Gino StradaLa pace, secondo me, non è solo un dovere, un imperativo morale: la pace è una necessità. Se non riusciamo ad affermare un cultura di pace e una politica di pace, sono convinto che andiamo verso un’avventura il cui punto finale è l’autodistruzione. Seganaliamo ai nostri lettori l'attualità di questa intervista del 15 febbraio 2003 Tratto da l'Unità-online R: Non saprei, bisogna chiedere a loro cosa intendono. R: La scelta della pace per me è una scelta etica e politica. Si basa sui valori e sul buonsenso, sulla pratica, cioè sulle cose che ho visto nella mia vita. Io sono convinto che la guerra non sia mai un modo per risolvere i problemi ma sia un modo per ingrandirli. E che la guerra inneschi una spirale che nessuno poi riesce a spezzare. La politica internazionale dell’ultimo anno lo dimostra. Mi chiedo: dove ci porta questa spirale? Vorrei che ce lo chiedessimo tutti. La pace, secondo me, non è solo un dovere, un imperativo morale: la pace è una necessità. Se non riusciamo ad affermare un cultura di pace e una politica di pace, sono convinto che andiamo verso un’avventura il cui punto finale è l’autodistruzione. Non sono un catastrofista, non esagero: è così. L’autodistruzione è la conclusione logica della cultura della guerra. Io pongo questa domanda semplicissima: e se il conflitto tra Usa e Iraq si trasformasse in conflitto nucleare, cosa succederebbe del mondo? R: No, non credo che sia irreale. Gli americani hanno già dichiarato in modo abbastanza esplicito che sono pronti a valutare l’ipotesi di usare bombe atomiche tattiche. E a quel punto non è da escludere una reazione devastante del mondo islamico fondamentalista, e l’uso di strumenti nucleari anche da parte loro. R: Sono i miei princìpi. I princìpi che nascono da quello che ho fatto in questi anni. Io lavoro per provare a salvare vite umane: sarebbe per me un controsenso essere favorevole a pratiche politiche e militari che hanno come obiettivo fondamentale quello di annientare vite umane. La mia etica nasce dalle cose che vedo. R: No, da quando sono adulto non lo sono mai stato. Sono assolutamente un laico. Però il mio punto di vista etico si incontra spesso con quello di tanta gente che ha un profondo senso religioso. Oggi per esempio torno da Jesi, dove abbiamo creato un centro di “Emergency” in un istituto di monache clarisse... R: Ho già detto che le mie posizioni sono ispirate al buon senso e alle cose che vedo e che so. Non è giusto semplificarle. È del tutto evidente che se l’Italia fosse invasa da un esercito straniero che ruba, stupra, uccide e prende a mitragliate la gente, io reagirei. Mi ribellerei. Va bene? Però non mi sembra che questo scenario sia all'orizzonte, giusto? E allora perché discuterne? Discutiamo dei fatti reali, che succedono, che si profilano all’orizzonte. Il problema casomai è il seguente: come si evita che i cosiddetti “mostri” - diciamo i dittatori - salgano al potere e poi diventino potentissimi? Io credo che la risposta sia molto semplice: si evita di costruirli. Una volta che sono stati costruiti, appoggiati, coperti, foraggiati, e che questi dittatori sono diventati molto forti, certo, a quel punto è difficile liberarsene con mezzi pacifici. L’occidente, in genere, non si preoccupa di questo. Crea mostri e poi si indigna per il fatto che ci sono. Oggi tutti dicono che Saddam è uno spietato dittatore. Giustissimo. E ricordano le sue nefandezze, soprattutto lo sterminio di 5000 curdi. Benissimo. Quando avvenne lo sterminio? Nell’88. Allora le autorità americane sai come chiamavano Saddam? Lo chiamavano il presidente, ne erano amici, lo aiutavano, lo armavano. Oggi lo chiamano il dittatore. E invece chiamano presidente il signor Musharraf, il pachistano, che pure ha svariate bombe atomiche. Vedrai un giorno ci ripenseranno, si accorgeranno che è un dittatore... R: Il terrorismo è la forma moderna della guerra. È stato terrorismo l’uso dei gas in Russia, che ha ucciso gente inerme in un teatro, lo è stato l’uso del napalm, i bombardamenti contro i nicaraguensi, le bombe a Tel Aviv dei palestinesi e le rappresaglie israeliane. È terrorismo anche l’embargo contro l’Iraq. La guerra, fino al primo conflitto mondiale, produceva l’85% delle vittime tra i militari. Nella seconda guerra mondiale cambiò tutto: il 65% delle vittime fu tra i civili. Ora siamo arrivati a percentuali ancora più alte: 9 morti su dieci sono tra la popolazione civile. In Afghanistan, nei bombardamenti americani, secondo le stime più ottimiste sono morti cinquemila civili. Le vittime tra i soldati saranno state alcune decine, al massimo qualche centinaia. Noi non possiamo sapere cos’è il terrorismo. Per capirlo bisogna conoscerlo, averlo sperimentato. Quando vedi che uccidono i tuoi parenti, i tuoi vicini, e sai che non hanno fatto niente, mai un reato, mai un delitto, mai un atto di violenza, che non hanno mai tenuto in mano un fucile, allora capisci che quelli che li hanno uccisi sono terroristi. R: Un milione e mezzo di morti in dodici anni di embargo. Come dobbiamo valutarli, come opera di bene? Quando si attua una politica che uccide i civili e mantiene in vita i regimi, anzi li rafforza, cosa si sta facendo? Io sono medico, sarebbe come se decidessi di usare per il mio lavoro delle medicine che rafforzano i batteri e indeboliscono l’organismo da curare. Come mi considereresti? Un delinquente... R: Le potenze occidentali hanno lasciato fare Hitler. La guerra è scoppiata nel ‘39. Precedentemente Hitler aveva annesso l’Austria, la Renania, era entrato nelle zone smilitarizzate, aveva riarmato la Germania violando l’armistizio, aveva negli anni venti tentato un colpo di Stato, eccetera eccetera. C’erano state mille occasioni per fermarlo, ma non conveniva a nessuno. Il riarmo della Germania fu una grande affare per tutti... R: Guarda, se si facesse un referendum mondiale, e si chiedesse ai sei miliardi di cittadini che popolano il mondo in chi vedono il pericolo di un nuovo Hitler, so con certezza chi vincerebbe il referendum: lo vincerebbe George W. Bush. Non è così? del resto chi è che oggi più di chiunque altro al mondo mette a rischio la sicurezza internazionale? Quel guerrafondaio, petroliere, figlio di petroliere guerrafondaio, che è George W. Bush. I paesi più pericolosi per il mondo, in questo momento sono tre: al primo posto gli Stati Uniti, al secondo Israele, al terzo la Russia. R: Noi di “Emergency” mettiamo sullo stesso piano il terrorismo di frange palestinesi e quello del governo israeliano. Recentemente ci siamo offerti per realizzare un servizio di ambulanze che intervenisse sia per le vittime palestinesi che per quelle israeliane. Trattammo con l’ambasciatore di Israele a Roma, studiammo tutti i dettagli per dare al governo israeliano ogni garanzia possibile. L’autorità palestinese ha subito accettato la nostra offerta, il governo israeliano neanche ci ha risposto. Detto ciò, noi non abbiamo sposato la causa palestinese, nel senso che non abbiamo sposato i metodi di lotta che stanno usando (difendiamo invece il diritto di avere una terra, una patria e la pace). L’autorità palestinese ci ha invitato per una manifestazione di solidarietà politica: non ci siamo andati, noi non facciamo testimonianza, lavoriamo come medici per salvare delle vite. R: Io spererei che tutto il Parlamento italiano sia unito contro la guerra. La pace non è un valore di sinistra o di destra, è di tutti gli uomini. Dopodiché, vedremo cosa succederà. L’Ulivo sarà unito nel no alla guerra? Ne sarei felice. Anche se alcuni dirigenti dell’Ulivo non mi sembrano molto convinti. Fassino molte volte ha polemizzato con me... R: Ne sarei molto contento, figurati. Però non sono sicurissimo di come andranno le cose. Ho visto che molti dicono: “ no alla guerra, a meno ché l’Onu non l’autorizzi...”. Per Onu si intende Consiglio di sicurezza dell’Onu. I cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza e con diritto di veto sono i produttori dell’85 per cento degli armamenti che esistono al mondo. Cioè sono quelli che alimentano i 50 conflitti attualmente aperti nel mondo (e ci guadagnano sopra). R: Non credo che ci siano speranze di evitarla. Alcuni studi dicono che l'America nei prossimi diciassette anni prevede di aumentare dal 50 al 65 per cento la quota di petrolio che importa per coprire il proprio fabbisogno nazionale. Dove andrà a trovare tutto quel petrolio, e in che modo potrà controllarne il prezzo e dunque governare la propria economia? Te lo dico io: nei cinque paesi del centro-Asia, a partire dall’Afghanistan, e in Iraq che è il paese al mondo che ha più riserve petrolifere. Chi controlla i pozzi dell'Iraq (che è fuori dall’Opec) è colui che fa il prezzo del petrolio nel mondo. Per questo l’America farà la guerra. E spenderà, per fare la guerra - dicono gli esperti- non meno di 200 miliardi di dollari. Pensa che il Wto ha stimato che con 13 miliardi di dollari si può battere per un anno la fame in tutto il mondo. Vuol dire che coi soldi che si spenderanno per la guerra si fa sparire la fame per una quindicina d’anni. Gliene frega niente a nessuno? No, tutti dicono: be, la guerra... io sono contrario per carità... però l’estrema ratio....”. Mentono: non è l'estrema ratio, è la prima scelta. E sai perché? Perché la politica oggi, in molti paesi, è nelle mani di gruppi di gangster. |
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