I giovanissimi Cheira Cola di Maceiò
di Monica Orlandi
Il fenomeno dei “meninos de rua” è uno degli aspetti più tristi ed inquietanti del tessuto sociale brasiliano. Sono bambini e giovani ragazzi, di età compresa dai 6 ai 18 anni, che vivono sulla strada perché la loro realtà familiare si è completamente disgregata o non è mai esistita. Sono le più giovani vittime della povertà, del maltrattamento fisico e psicologico, dell’abuso sessuale, dell’abbandono, della prostituzione e dello sfruttamento minorile.






Ci sono “meninos” che vivono in modo permanente sulla strada, altri che frequentano la strada solo durante il fine settimana e quelli che vi lavorano per poi tornare a casa la sera a dormire.
A Maceiò è frequente incontrare i primi nella zona di Praça do Martirius e in quella del Mercado, cuore della violenza urbana. Le altre due tipologie sono concentrate nella zona di Ponta Verde,  zona turistica per eccellenza sul lungomare della città. Vivono di elemosina e di furtarelli, raccattando qua e là gli avanzi di cibo dai tavolini dei ristoranti o dalla spazzatura.

I bambini che hanno fatto della strada la loro fissa dimora sono chiamati anche “Cheira Cola” (letteralmente significa “annusare colla”) in quanto aspirano questa sostanza inalante (la tipica colla da calzolaio che si compra per pochi reais in ferramenta) quasi 24 ore al giorno. La vendita è proibita ma non lo è il suo consumo.
La prima volta che li ho incontrati non riuscivo proprio a capire né ad immaginare cosa facessero con quella bottiglietta verde di plastica che nascondevano sotto la maglietta per paura di essere filmati o fotografati. Solo in seguito ho capito che quella sostanza gialla in essa contenuta era colla, un micidiale composto che crea euforia, stordimento e irreversibili danni al cervello e ai polmoni.
Il consumo di questa sostanza avviene in modo collettivo, sotto gli occhi di tutti, quasi fosse una sfida che questi bambini, derubati e violati del dono più prezioso della loro esistenza, il diritto a godere di un’infanzia felice, rivolgono al mondo degli adulti. Una strategia temporanea di sopravvivenza per sopportare meglio la drammaticità dell’esistenza, facilitare incontri con i pari e sentirsi parte di un gruppo.  
Un fenomeno nuovo e allarmante è rappresentato dai figli della strada, sono bimbi di pochi mesi dati alla luce da genitori che fanno abitualmente uso di questo tipo di droga e destinati tragicamente fin dalle prime ore di vita, a crescere in una realtà fatta di stenti e miseria. 



Quale futuro si apre agli occhi di questi bambini ancora innocenti? Quale possibilità di riscatto? Domande raccapriccianti che impongono una seria riflessione sullo stretto legame tra ineguaglianze sociali e frammentazione delle relazioni affettive e conseguente rischio di emarginazione di questi futuri adolescenti. Attuare interventi per togliere un menino dalla strada e accoglierlo in strutture di accoglienza è un compito molto difficile, raccontano le suore impegnate in quest’obiettivo. Per alcuni bambini la strada diventa l’unica garanzia di lavoro e di sostegno economico della propria famiglia. Per altri, paradossalmente, sinonimo di tutela e di protezione dai maltrattamenti familiari.
Una prevenzione che miri all’ascolto, alla costruzione di una relazione di aiuto improntata sulla fiducia in chi si prende cura di loro, risultano essere le uniche vie percorribili per  restituirli alla dignità di esseri umani e non arrendersi a lasciarli soli con la colla.